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L’invisibile viaggio dei container: dalla nave al destinatario tra porto, treni e logistica

Lo vediamo impilato insieme a centinaia di altri nei porti, sui treni merci o sul retro di un camion. A prima vista un container sembra l’elemento più semplice di tutta la catena logistica: una grande scatola metallica impilata sopra tante altre tutte uguali – di dimensioni 20 piedi = 1 TEU – e che passa dalla nave al treno e dal treno al camion senza dover scaricare ogni volta ciò che contiene. Mentre quella scatola quasi sempre chiusa, intorno succedono molte cose.

Il viaggio comincia davanti a un computer. I tecnici della logistica incaricati a questa mansione etichettano il container specificando cosa cosa contiene, quanto pesa, da dove arriva, dove deve andare, chi lo spedisce e chi lo riceverà. Vanno prenotati spazi sulla nave, organizzati i trasporti terrestri, preparati i documenti e verificato se la merce sia soggetta a particolari regole. C’è persino da verificare un dato senza il quale un container pieno non può essere normalmente caricato su una nave, perché potrebbe compromettere la stabilita durante il viaggio: si tratta del Verified Gross Mass, il peso lordo verificato.

È uno dei primi aspetti sorprendenti della logistica: una merce si muove fisicamente soltanto se prima si sono mosse correttamente le informazioni che la riguardano. Qui entrano già in scena spedizionieri, operatori logistici, compagnie marittime, addetti alla documentazione e personale incaricato della preparazione del carico.

Poi cominciano le partite a tetris per esperti: ogni unità che viene caricata sulla nave viene collocata in un determinato posto piuttosto che in un altro per via del suo peso, destinazione, tipologia della merce e momento in cui verrà sbarcata – a seconda della sequenza dei porti toccati dalla nave. Esistono anche container che richiedono attenzioni particolari, come i reefer, che sono container refrigerati e devono viaggiare a temperatura controllata.

Quando la nave arriva in porto, la partita a tetris continua con il supporto delle gru di banchina: queste prelevano i container e li trasferiscono sul il piazzale. Da lì altri mezzi lo spostano nell’area assegnata: posizionare qui un container nel punto sbagliato significa magari doverne spostare altri tre per recuperarlo qualche ora dopo. Dietro le gru ci sono quindi operatori di piazzale, gruisti, planner, tecnici, addetti ferroviari, personale amministrativo e sistemi informatici che continuano a registrare ingressi, uscite e posizioni.

L’arrivo della merce in porto significa anche tanta burocrazia: la dogana controlla la documentazione – ormai in gran parte digitale – di ogni container, e sulla base dei dati contenuti nella dichiarazione sommaria di entrata, le autorità possono effettuare un’analisi del rischio e indirizzare i controlli verso le spedizioni che richiedono maggiore attenzione. Dopo la verifica dei documenti, dal porto un container può sperimentare quella che si definisce logistica intermodale: può essere trasferito su altro mezzo di trasporto, come un treno e poi passare a un camion per arrivare alla sua destinazione. Qui a Trieste questo meccanismo è particolarmente visibile, perché il porto è collegato attraverso servizi ferroviari a numerose destinazioni europee.

Nemmeno l’arrivo al magazzino conclude necessariamente il viaggio di un container: la merce viene scaricata, identificata, controllata e inserita nei sistemi di gestione, per poi essere divisa in ordini più piccoli e trasferita verso altri centri distributivi oppure preparata per la consegna finale. A questo punto il container può essere svuotato, restituito, riutilizzato e iniziare un altro viaggio; mentre il suo contenuto può continuare verso un’altra destinazione.

Ed ecco perché dietro un solo container possono incontrarsi spedizionieri, doganalisti, operatori terminalistici, addetti alla pianificazione, gruisti, macchinisti ferroviari, autisti, responsabili di magazzino, tecnici informatici e specialisti della supply chain. Qui opera proprio il Tecnico della Logistica Marittimo-Portuale e anche Intermodale, con le sue capacità nel gestire trasporti, flussi di informazioni, documentazione e procedure doganali utilizzando anche strumenti digitali. La prossima volta che vedrete un container su un treno o su una nave, quindi, provate a guardarlo in modo diverso: la parte interessante non è soltanto chiedersi che cosa ci sia dentro.

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