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Accademia Nautica dell’Adriatico, l’offerta formativa che si rinnova sempre

Riproponiamo l’intervista rilasciata dal direttore generale dell’Accademia Nautica dell’Adriatico alla testata online locale TRIESTE.news.

31.07.2021 – 08.30 – A Trieste vive e cresce un’innovativa struttura professionalizzante che apre le porte ad una nuova frontiera formativa. Si parla dell’Accademia Nautica dell’Adriatico, che fa parte dei percorsi ITS: una valida alternativa all’Università per preparare e far crescere figure lavorative molto ricercate nel settore marittimo-portuale, ferroviario e della cybersecurity.
La Fondazione agisce nell’area tecnologica della Mobilità Sostenibile e nella Produzione di mezzi di trasporto e relative infrastrutture.
Ne abbiamo parlato più approfonditamente con il Direttore generale dell’Accademia, Bruno Zvech.

TS è un circuito di formazione che, anche rispetto agli anni scorsi, si sta facendo sempre più conoscere in italia, ma come può farsi notare ancora di più?

Ci stiamo facendo conoscere sempre più, ma il livello non è ancora sufficiente. Basta dare un occhio ai dati: i corsi come i nostri in Francia hanno 300mila studenti, in Germania quasi 800mila. In italia sono solo 18mila, è evidente si possa fare di più. Questi corsi sono fortemente professionalizzanti, hanno una presenza delle imprese anche tra i docenti importante. Ciò non toglie che sono corsi finanziati dal fondo sociale europeo, dalla Regione e dal Ministero. Vi è una piccola retta che ragazzi e ragazze pagano e gli esiti occupazionali sono importanti, studenti e studentesse da noi sono fortemente aiutati e incentivati a programmarsi una vita in totale autonomia cominciando proprio dal lavoro. Siccome l’offerta è un’offerta molto variegata ognuno può coltivare le proprie intenzioni.

Cosa caratterizza e distingue gli ITS?

I nostri corsi sono tutti a numero chiuso, li calibriamo in base alle esigenze, non ci interessa fare corsi senza sbocchi occupazionali certi. Si tratta di corsi biennali o triennali. I corsi per allievi e ufficiali di macchina o di coperta durano tre anni, e hanno il sesto livello EQF, che è equiparabile alla laurea triennale. All’interno di questi tre anni è compreso l’anno obbligatorio a bordo. Abbiamo poi corsi biennali per macchinisti ferroviari di linea e di manovra e anche qui i ragazzi che concludono il percorso hanno tutte le certificazioni dell’Agenzia Nazionale per la Sicurezza ferroviaria. Poi abbiamo i corsi per disegnatori navalmeccanici, di cui Fincantieri è sponsor, come tante altre aziende di progettazione. Si tratta di un’offerta che ruota tutta attorno al sistema dei cluster marittimo-portuali.

Sull’idea di formazione post scolastica spesso c’è un pregiudizio riguardo i percorsi di formazione diversi dalle università, come far rendere conto le persone di questo pregiudizio infondato?

È un pregiudizio infondato perchè si tratta di due cose diverse, ciò che facciamo è molto più basato sulla pratica quotidiana, sul lavoro in azienda. L’università invece viaggia più su un piano teorico, ovviamente fondamentale per alcuni percorsi, per cui non sono cose in contraddizione. Sono due percorsi diversi e due scelte, che uno fa una volta ottenuto il diploma di scuola secondaria di secondo grado. Non si tratta di un’università di “serie B” ne di una “mini università”, è un’altra cosa. Organizzata con criteri totalmente diversi.

Quali sono i punti di forza della formazione in Accademia?

Innanzitutto abbiamo il 70% di personale docente che proviene da aziende, quindi riproducono in accademia quello che si fa oggi, non quello che si faceva un tempo. I ragazzi hanno un aggancio fortissimo con le realtà aziendali che incontrano durante gli stage, hanno una concezione didattica che si basa su classi non affollate e la fornitura di tutto quello che serve, a carico dell’accademia. E hanno una prospettiva di occupazione entro l’anno che viaggia sul 85% 90%, accelera i tempi dell’ingresso al mercato del lavoro.

Sono stati inseriti nuovi corsi o indirizzi e se si quali?

Abbiamo un consolidato storico che ci da grandi soddisfazioni e ogni anno riusciamo a produrre qualche novità. Quest’anno partiamo con un’assoluta novità, della quale però ci eravamo già occupati, che è quello del tecnico per la cybersecurity. In ambito marittimo-portuale la normativa Aimo STCW da indicazioni specifiche, noi siamo partiti da lontano con la cybersecurity: abbiamo organizzato un convegno nazionale a Roma con Assarmatori e Confcommercio, dal titolo“Shipping & Cybersecurity”. Abbiamo già fatto e appena concluso un corso breve per occupati in queste aziende e, con quest’anno invece partiamo proprio con il corso biennale, abbiamo già partner importanti e credo che sarà di grande soddisfazione per i ragazzi e per noi.

Forti dell’esperienza del lockdown durante i momenti più duri della situazione pandemica, in che modo avete deciso di implementare la digitalizzazione dell’Accademia?

Ci siamo dedicati in maniera particolare a questo tema per rendere il meno disagevole possibile l’attività in DAD. Abbiamo dotato tutte e tre le sedi di Accademia della fibra, così da non patire momenti di sconnessione per sovraccarico, abbiamo implementato il nostro parco hardware, abbiamo dato ai ragazzi che non avevano computer o non se lo potevano permettere, lo abbiamo dato noi in comodato d’uso. I docenti venivano a tenere qui le lezioni e qui avevano tutta l’assistenza del nostro team. Quindi devo dire in generale che se la DAD poteva dar 100, la nostra ha dato 120. Devo anche dire però che 120 in DAD equivale al 50-60% in presenza.

Quali sono le percentuali di impegno e di studio?

Noi diciamo sempre ai ragazzi che loro devono mettere l’impegno e tutto il resto lo mette Accademia. Ma l’impegno al posto loro non possiamo metterlo noi. Si entra in Accademia dalle 9 alle 13 e dalle 14 alle 17 o 18, dal lunedì al venerdì. Richiediamo parecchio, cerchiamo di dare tutto quello che possiamo ma chiediamo impegno assoluto, per il resto ragazzi e ragazze sono seguiti individualmente da un tutor che è presente in ogni classe.

[Bruno Zvech è il Direttore generale dell’Accademia Nautica dell’Adriatico.
La sua carriera negli anni si dirama tra la sua grande passione per l’insegnamento, mestiere di cui si definisce innamorato, il lavoro in sindacato, a livello provinciale regionale e nazionale e i 15 anni di incarico in Consiglio Regionale.
In seguito, dopo aver ripreso nuovamente in mano l’insegnamento, dirigendo il Nautico, è iniziato il suo percorso con Accademia]

di M. Beatrice Rizzo

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